giovedì 8 settembre 2011

Il romantico lago di Bled in Slovenia

Sulla strada che va da Tarvisio a Lubiana si incontra Bled  un importante centro turistico, con visitatori provenienti soprattutto dall'Austria, Germania ed Italia.
È conosciuta per il suo lago di origine glaciale,  che con il suo incantevole  paesaggio per il visitatore, rappresenta   un autentico tuffo nell’atmosfera romantica di secoli passati.
 Il lago, che è situato in un ambiente pittoresco, circondato da montagne e foreste,ha una piccola isola, l’Isola di Bled, l'unica isola naturale della Slovenia. Sull'isola sorgono diversi edifici, uno dei principali è la Chiesa di S. Maria Assunta, costruita nel XV secolo e dotata di una torre alta 52 metri.
Secondo la leggenda, l’Isola di Bled, nel cuore della Carniola settentrionale, ebbe origine a causa di una punizione di Dio, perchè la gente disattenta del posto non si preoccupò di proteggere la cappella di Madonna, che si trovava in mezzo ai prati, con un recinto, per cui il bestiame che era a pascolo vi entrava e profanava il santuario.
La chiesa divenne a navata unica nel 1465. Nel 1509 un terremoto danneggiò l'edificio in maniera talmente grave che si dovette procedere alla sua completa ristrutturazione, questa volta in stile barocco.
Della precedente chiesa gotica sono stati conservati soltanto gli affreschi nel presbiterio e la statua lignea della Madonna, che probabilmente ornava l'altare maggiore. L'attuale aspetto risale al 18. secolo, quando la chiesa fu ristrutturata dopo un nuovo terremoto.
Merita una visita anche il castello che sovrasta il lago.

domenica 4 settembre 2011

Camporosso e le sue preziose chiese.

Camporosso, una frazione a sud di Tarvisio, è un centro di origini molto antiche.
Nel periodo romano fu stazione di posta, come testimoniano i reperti rinvenuti in località Villa. Le origini del paese risalgono all'epoca romana, poi nel VII secolo fu abitato da popolazioni di origine slava. Il territorio fu teatro di battaglie nel corso dei secoli, durante le invasioni turche e nel periodo delle guerre napoleoniche.
Il nome italiano della località è molto curioso e si riallaccia ad una singolare vicenda: nella lingua slovena, il toponimo Žabnice significa pressappoco "località delle rane". Il nome originale in italiano Camporospo rifletteva questo significato, ma fu successivamente cambiato in Camporosso. 
Notevole  è la chiesa parrocchiale risalente al 1444 e prima pieve dell’intera vallata , ampliata in seguito con un'abside gotica sorretta da contrafforti e decorata, nel soffitto, da un affresco di scuola tedesca.  La Pieve fu fondata da Otto di Bamberga, vescovo tra il 1106 e 1139. Fu la prima della vallata e tale rimase per tre secoli; venne ricostruita e consacrata nel 1471. La torre campanaria risale al 1769 ed ha copertura a cipolla; l'edificio e' stato ristrutturato dopo il terremoto del 1976. L'interno a tre navate presenta l'abside tardogotica poligonale con soffitto a volta costolonata. Sul soffitto vi sono alcuni dipinti settecenteschi. Vi sono poi affreschi che rappresentano "La Flagellazione" e la "Crocifissione". Vi è inoltre una statua lignea di S. Egidio.
Una piccola chiesetta, risalente all'anno 1000,dedicata a Santa Dorotea,di dimensioni molto ridotte si erge su uno sperone di roccia. La chiesa e' in stile gotico carinziano esorge su uno sperone di roccia. 
La chiesa, restaurata in seguito al terremoto del 1976, ha un piccolo pronao coperto da un tettuccio in legno. L'altare in marmi policromi, un tabernacolo e i resti di un antico organo dovrebbero provenire, secondo la tradizione, dal monte Lussari. Sul soffitto della navata vi e' un affresco del XIX sec All'interno della chiesa sono presenti diversi affreschi, di epoche diverse, di cui è in corso un iniziale restauro.
Le campane della chiesa di Santa Dorotea e quelle di Sant'Egidio sono accomunate dalla stessa singolare storia: asportate dagli Austriaci il 31 luglio 1917 , esse furono restituite come bottino di guerra, alla fine della Prima guerra Mondiale
Rifuse,vennero definitivamente ricollocate nel campanile nel 1928, anno VI dell'Era Fascista, così come inciso sulle campane stesse.

mercoledì 31 agosto 2011

San Mercuriale: la basilica simbolo di Forlì

Per chi si trovi a Forlì è d’obbligo visitare il suo più importante monumento: l’abbazia di San Mercuriale.

Le fonti agiografiche indicano Mercuriale come il primo vescovo di Forlì, anche se l'unica notizia storica che si ha di lui è che fu presente al concilio di rimini del 359.

La leggenda agiografica gli attribuisce due imprese: l'uccisione di un drago, ragion per cui l'iconografia spesso lo rappresenta proprio in tale atto, e la liberazione di molti forlivesi che i Visigoti stavano deportando in Spagna.

Ma torniamo alla basilica che si trova in piazza Aurelio Saffi.

L’edificio ha origini antiche: fu edificato sui resti della pieve intitolata a Santo Stefano, già menzionata nel IV secolo. La Chiesa fu distrutta nel 1173, da un incendio  durante uno scontro tra Guelfi e Ghibellini, e riedificata col campanile in stile romanico lombardo nel 1176.

La facciata è in laterizio e presenta un bel portale gotico. Sulla lunetta spicca uno stupendo altorilievo in marmo veronese: il Sogno e l’adorazione dei Magi. L’opera risale alla prima metà del Duecento; si ritiene che sia dovuta – o che vi abbia messo mano – l'ignoto Maestro che ha scolpito le formelle dei Mesi di Ferrara.

Il campanile che ricorda quello di Pomposa, costruito da mastro Aliotto, s’innalza per oltre 72 metri, è corso da lesene ed è sovrastato da una cuspide conica, probabilmente del Trecento.

Fa parte della Chiesa l’annesso Chiostro quattrocentesco, più volte restaurato.
L'interno mostra una pianta basilicale e tre navate divise da pilastri di laterizio, con pavimento a mosaico veneziano.

Nel Cinquecento furono aggiunte alcune cappelle laterali. Fra il 1646 e il 1743, l’interno fu deturpato da alcuni interventi infelici ed infine fu restaurato nel 1955.
Molte sono le opere d’arte contenute nella basilica tra cui eccellono quelle di Marco Palmezzano, il pittore forlivese per antonomasia allievo di Melozzo da Forlì e cioè la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni evangelista e Caterina  e l’Immacolata Concezione con i Santi Agostino, Anselmo e Stefano.

lunedì 29 agosto 2011

La Madonna dei monti Lussari punto d'incontro delle culture italiana, austriaca e slovena.

Nei pressi di Tarvisio vi è il monte Lussari, un’importante cima delle Alpi Giulie ove vi è un convento sorto nel XVI secolo.
Si raggiunge dalla frazione di Camporosso, ad 805 m s.l.m.  mediante parte una moderna telecabina, che con una lunghezza di 3.070 m ed una portata di 1.880 persone/ora porta in poco più di 11 minuti a quota 1.760, ai piedi del borgo abitato ed all’inizio delle pista da sci.
Dalla cima si gode uno stupendo panorama  sulla conca del tarvisiano e sulle alture circostanti, quali i gruppi del Mangart e del Jof di Montasio.
La notorietà del monte Lussari è dovuta soprattutto al santuario mariano che è situato proprio sul luogo ove fu trovata una prima cappella ove era custodita una statuetta della Madonna con il Bambino.
L’attuale chiesa risale invece al 1500 ed al 1600. Nel corso dei secoli ha subito alcuni danneggiamenti: nel 1807 venne colpita da un fulmine e nel 1915 venne colpita da una bomba, ma venne sempre ricostruita. Nell’anno 2000, in occasione del Giubileo, la chiesa è stata completamente ristrutturata e rinnovata.
La chiesa è chiamata anche “dei tre popoli”, in quanto è luogo di pellegrinaggio per le genti di tutte e tre le nazionalità confinanti: austriaci, italiani e sloveni. che vedono nella Madonna con il bambino  la donna della pace e della fratellanza.






venerdì 26 agosto 2011

Lubiana confluenza di culture e stili diversi.

Da Tarvisio in poco tempo di raggiunge la Slovenia che, dopo la caduta del muro di Berlino, è stata la prima regjone balcanica a divebtare autonoma ed a fare ingresso nel’Unione Europea.
La sua capitale , come è noto, è Lubiana che dista da Tarvisio circa 100 Km.
E’ una città interessante e soprattutto peculiare poiché rappresenta la sintesi di stili diversi come quelli barocco e liberty.
Infatti, nonostante la comparsa di grandi edifici, soprattutto nei dintorni della città, Lubiana mantiene intatto il suo centro storico, dove si mescolano lo stile architettonico Art nouveau e quello fortemente influenzato dalle città di Graz e Salisburgo.
Non mancano anche stili diversi come  quelli contraddistinti dall’architettura Joze Plecnik.
La città vecchia, costituita da due quartieri è sovrastata dal castello  dalla cui collina si ammira il fiume Liubianika.
Il castello di Lubiana domina la collina che sovrasta il fiume Liubianika. Oltre al castello  del XII secolo,raggiungibile con una ripidissima funicolare e che fu la residenza dei margravi poi duchi della Carinzia, le principali opere architettoniche della città sono la Cattedrale si San Nicola, la chiesa di San Pietrom,la Chiesa francescana dell'Annunciazione, c il Triplo Ponte e il Ponte dei Draghi.
Non lontano dai tre ponti ,nella zona lungo il fiume,si trova inoltre il mercato che è un vivace centro d’incontro.
Lubiana è  anche una città a dimensione umana , luogo di interesse anche di tanti giovani che a ogni ora del giorno e della sera affollano piccoli ristoranti e caffè.

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lunedì 22 agosto 2011

L'incantevole valle del Gail

Appena si lascia San Candido e si attraversa la frontiera per l’Austria si entra nella valle del Gail, una valle situata appunto tra il Tirolo orientale e la Carinzia.

Prende il nome dal fiume Gail, affluemte della Drava, che la attraversa interamente in -direzione ovest –est tra Obertilliach a Villach.
Nella Bassa valle della Gail una cospicua minoranza della popolazione parla dialetti sloveni.
Sempre nella Bassa valle della Gail un'alta percentuale della popolazione di lingua tedesca (più del 20% in entrambi i distretti in cui è suddivisa) è di confessione cristiana evangelica seguito dell’editto di tolleranza emanato nel 1782 dall’imperatore Giuseppe II d’Asburgo.
La valle che è ripartita amministrativamente tra Lienz, Hermagor e Villach è costellata di stupende chiese, suggestive con i loro campanili  che sovrastano il meraviglioso paesaggio.
Tra queste assume grande importanza  il santuario della Madonna di Maria di Luggau meta,alla fine di Settembre, di pellegrinaggi da Sappada, Sauris e Comelico.
In passato la valle della Gail era una zona essenzialmente agricola, altre attività svolte erano l'allevamento di cavalli e l’alpeggio e l’alpeggio.

 Oggi la valle vive tuttavia  principalmente di turismo.

Le principali i attrazioni sono il comprensorio sciistico di Pramollo, l'alta via Carnica ed il lago di Presseger incastonato nel secondo canneto più grande dell’Austria.

mercoledì 17 agosto 2011

Costalta nel Comelico

La valle del Comelico che confina da un lato con l’alto Adige dall’altro con Sappada ha catteristiche peculiarii paesaggistiche, sociali e culturali.
Si parla lingua ladina,e  la sua amministrazione è  vincolata alle cosiddette “Regole di comunione familiare” del Comelico  che sono la testimonianza del forte legame tra la comunità locale e il proprio territorio che si tramanda da oltre un millennio.
Le famiglie in base alla regola trasferiscono  di padre in figlio le proprietà comuni di boschi e pascoli insieme ai diritti di appartenenza alla Regola di comunione familiare e al costante impegno per conservare e migliorare il patrimonio ambientale.
I beni silvo - pastorali, amministrati attraverso norme approvate democraticamente dall’assemblea dei regolieri e contenute in antichi codici rurali detti “Laudi – Statuti”, rappresentano da sempre la principale fonte di sostentamento della popolazione locale.

Un paese molto caratteristico è Costalta
Adagiata su un verde pendio punteggiato di tabià (fienili), Costalta ha conservato un aspetto caratteristico, di case e rustici in legno costruiti con la tecnica del blockbau e risalenti prevalentemente all'Ottocento.
La valorizzazione di questo patrimonio architettonico è incentivata mediante l’organizzazione di una manifestazione che a partire dall'estate 2000, per circa un decennio, si propone di realizzare 30 sculture in legno (tre ogni anno) da esporre presso le 30 case di legno di Costalta in una sorta di vero e proprio "museo all'aperto.
Il profondo affetto degli abitanti per le proprie tradizioni è testimoniato anche dalla cura nel mantenere il proprio patrimonio linguistico attraverso rappresentazioni teatrali e musicali in ladino.
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