domenica 28 novembre 2010

Jesi e i suoi monumenti civili e religiosi


Nelle Marche si trova, non distante da Ancona e Macerata, Jesi una città importantissima dal punto di vista storico,artistico e culturale.

Jesi che secondo una leggenda fu fondata da re Esio, re di Pelasgi che qui giunse direttamente dalla Grecia nel 1500 a.c ha origini molto antiche.
Si ritiene che sia stata l'ultimo avamposto degli Umbri in territorio piceno. Nel IV secolo a.C. i Galli Senoni, popolazione celtica calata dal nord e così detta dalla città di provenienza - l'odierna Sens in Francia. I Galli Sènoni scacciarono gli Umbri, si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, da Rimini ad Ancona e vi fondarono "Sena Gallica" (Senigallia) .
Jesi che diede i natali a Federico II di Svevia ed al compositore Giovanni Battista Pergolesi, assurge a vero faro culturale delle Marche, anche perché fu una delle prime città italiane a istituire una tipografia. Fu qui che Manuzzi modificò i caratteri di stampa, che prima erano in legno, utilizzando il piombo
Jesi i raccoglie in se monumenti artistici di grande livello artistico come ads esempio il palazzo della Signoria una delle ultime e più notevoli opere di Francesco di Giorgio Martini che lo concepì con l’armoniosa fronte a grandi superfici nude interrotte da finestre parzialmente di tipo guelfo con l’unica decorazione del grande leone rampante coronato stemma della città.
Jesi è al tempo stesso ricca di stupende chiese.
Tra queste eccelle il Duomo dedicato a San Settimio, e costruito tra il XIII e il XIV secolo ad opera di Giorgio da Como, e rifatto tra il 1732 e il 1741 da Domenico Barrigioni Della vecchia costruzione rimangono, all'interno, i due leoni-acquasantiere già facenti parte del portale della chiesa. Il campanile, che caratterizza il profilo urbano, è opera del locale Francesco Matellicani, che lo eresse nel 1782-84 ispirandosi a quello vanvitelliano del santuario di Loreto
Il convento di San Floriano è la chiesa più importante della città sotto il profilo storico e religioso. Infatti fin dal XII secolo fu dedicata al patrono della comunità jesina e qui si svolgevano le più importanti cerimonie pubbliche tra cui, il 4 maggio, la presentazione del Palio da parte dei Castelli di Jesi segno di sottomissione alla città. Negli stipiti della porta d'ingresso sono tuttora visibili alcune pietre intagliate in stile romanico della precedente chiesa medioevale. Fu allora che la planimetria venne modificata collocando l'ingresso verso la piazza, con la creazione di nuove cappelle che ben presto si arricchirono di monumenti sepolcrali ed opere d'arte, tra cui la Deposizione, la Annunciazione e la Pala di Santa Lucia di Lorenzo Lotto, realizzate tra il 1512 ed il 1532 ed ora conservate nella Pinacoteca Civica assieme ai sarcofagi e ai bassorilievi che originariamente la adornavano. L'interno è a pianta centrale ellittica sormontato da uma bellissima cupola a base ovale riccamente decorata di stucchi e affreschi con le Storie di San Francesco
Non meno interessante è la chiesa di San Marco che sorge poco fuori dalla cerchia delle mura, fa parte di un complesso monastico di clausura.
Venne eretta in stile gotico nel XIII secolo epresenta una facciata tripartita aperta da un ricco rosone in cotto sormontante un portale marmoreo. L'interno è diviso in tre navate da pilastri ottagonali che reggono volte a crociera. Vi si conservano alcuni affreschi trecenteschi, della scupla riminese riconducibile a Giovanni e Giuliano da Rimini e ad artisti di ambito fabrianese.



giovedì 25 novembre 2010

San Candido e la chiesa della collegiata

San Candido è un’incantevole paese dell’alto Adige in alta Pusteria. Gode di una posizione particolarmente privilegiata all'interno del Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto. Il pittoresco centro storico è circondato da imponenti montagne e bizzarre formazioni rocciose che racchiudono numerosi laghi palustri.
In questo splendido scenario naturalistico non mancano opere artistiche di eccezionale valore, veri caposaldi della storia dell’arte.
Tra queste la più importante è senza dubbio la chiesa della Collegiata di San Candido
E’ una delle chiese romaniche più importanti dell’intero Tirolo (XII sec., ristrutturazione nel XIII sec.). La chiesa fu donata nel 769 dal duca baiuvaro Tassilone III all’abate Otto von Scharnitz. Alla donazione era legata la fondazione di un monastero al confine della civilizzazione cristiana verso il mondo slavo ancora pagano.
Nella bellissima chiesa romanica si possono ammirare gli affreschi tardoromanici della cupola, che rappresentano la storia della creazione, oltre al gruppo della Crocifissione (anch’esso tardoromanico) sopra il coro.
La cripta romanica con la figura di San Candido è da secoli meta di pellegrinaggi dalle regioni limitrofe.
Infine mirabile è l’affresco gotico di Michael Pacher sopra il portale sud rappresentante il fondatore Otto II tra i due patroni del monastero, S. Candido e Corbiniano.
L’opera è eccezionale e veramente rappresentativa del genio di Michael Pacher nato a Brunico intorno al 1435 – morto a Salisburgo nel 1498 o comunque nel territorio della sua diocesi) è stato un pittore e intagliatore austriaco sudtirolese.
Questo pittore e intagliatore austriaco sudtirolese è considerato uno dei maestri più importanti del Quattrocento austriaco, vero punto di contatto tra arte nordica e costruzione prospettica di tipo rinascimentale italiano Altrettanto importante è il crocifisso ligneo del XIII secolo.
A San Candido vi sono altre chiese importanti come La Chiesa Parrocchiale di San Michele, del XII secolo, più volte distrutta; oggi della chiesa originale rimane solo il campanile cilindrico. Nel '700 la parrocchia fu adeguata allo stile barocco e poi al rococò.
Altrettanto importante è la Chiesa del Convento dei Francescani consacrata a San Leopoldo e costruita a fine '600 con annesso chiostro. La costruzione della chiesa e del convento è fatta risalire, al seguito dell'arrivo dei primi frati francescani, nel 1691. Più precisamente vennero costruiti tra il 1693 e il 1697, quando avvenne la consacrazione delle chiesa e la consegna ufficiale all'Ordine.






martedì 23 novembre 2010

Giovanni dalle bande nere nella piazza San Lorenzo a Firenze

Nella famosa Piazza di San Lorenzo a Firnze si scorge la statua di Giovanni dalle Bande nere. Chi era costui?
E’ un  protagonista per eccellenza della storia di Firenze sono essendo stato il capostipite dei medici e padre di Cosimo I
Giovanni dalle Bande Nere oppure delle Bande Nere al secolo Giovanni di Giovanni de' Medici (Forlì, 6 aprile 1498 – Mantova, 30 novembre 1526) è stato un condottiero italiano del Rinascimento e fu considerato da Niccolò Machiavelli come la figura capace di unificare l'Italia.
Questi i sommari dati anagrafici
Fu veramente un grande condottiero che si distinse come soldato papale il 5 marzo 1516 nella guerra contro Urbino al seguito di Lorenzo de' Medici. La guerra durò solo ventidue giorni, dopo i quali Francesco Maria I della Rovere si arrese; nonostante la propria indole irrequieta, Giovanni riuscì a insegnare agli uomini della sua compagnia - indisciplinati, rozzi e individualisti - disciplina e obbedienza. Ebbe anche modo di osservare, con acume caratteristico, il declino della cavalleria pesante.
Giovanni introdusse l’impiego di cavalli piccoli e leggeri, preferibilmente turchi o berberi, adatti a compiti tattici quali schermaglie d'avanguardia o imboscate; individuò nella mobilità l'arma più utile da usare. Un accento particolare fu messo sullo spirito di corpo, allora assai carente. I nuovi venuti ricevevano un addestramento particolare, spesso impartito da Giovanni personalmente; sovente i traditori erano condannati a morte.
Molte opere scultoree lo ricordano e tra queste la più importante è quella commisionata dal figlio Cosimo a Baccio Bandinelli nel 1540
Malgrado sia un condottiero, Giovanni ha stranamente una posa seduta e per questo motivo i fiorentini coniarono un arguto epigramma che suona così:
“Messer Giovanni delle Bande Nere, dal lungo cavalcar noiato e stanco, scese di sella e si pose a seder». “
Di particolare rilievo è il piedistallo ornto da bassorilievo su cui si intrecciano motivi allegorici e simboli araldici medicei

Un suo ritratto ottocentesco si trova presso gli Uffizi accanto ad altri famosi condottieri come Francesco Ferrucci, Pier Capponi e Farinata degli Uberti.




lunedì 22 novembre 2010

Piazza della Signoria a Firenze e Girolamo Savonarola

Quando si ammira la stupenda piazza della Signoria di Firenze con il superbo Palazzo Vecchio sullo sfondo sede del comune fiorentino, il pensiero va inevitabilmente anche a Campo dei Fiori a Roma perché entrambe le piazze sono state anche luoghi tristi per la Storia.
In Campo dei Fiori si consumò il rogo del filosofo “eretico” Giordano Bruno, mentre in Piazza della Signoria concluse tragicamente di vivere il frate Girolamo Savonarola.

Sede del potere civile, la piazza della Signoria era sede delle pubbliche esecuzioni, e la più famosa fu quella del 23 maggio 1498 quando Girolamo Savonarola fu impiccato e bruciato per eresia assieme ai suoi du confratelli Frate Domenico Buonvicini da Pescia e Frate Silvestro Maruffi da Firenze.
Savonarola, domenicano, fu personalità sconcertante, capace di suscitare odi e fanatismi, amori viscerali e profonde fedeltà. Influenzò letterati come Guicciardini, Botticelli, Buonarroti. Vagheggiò il ritorno al cristianesimo primitivo e istituì i famosi "bruciamenti delle vanità" non condannando una sana fruizione dei beni mondani. Nella sua attività politica mirò ad una città pacifica, che sviluppasse i traffici e fosse allietata da opere d'arte e da feste, purché non contrarie alla morale. E' un atteggiamento che si rispecchia nei suoi scritti:come Compendio di logica (Compendium logicum, 1491) in cui è riassunta la filosofia scolastica e le Prediche raccolte postume, caratterizzate da una eloquenza concitata e drammatica: nello slancio dei rimproveri e delle esortazioni fa ricorso a grandiose e terrificanti immagini bibliche, accompagnato a toni raccolti nella meditazione e nel rammarico.
Sulla piazza della Signoria di fronte alla fontana del Nettuno è stata posta una targa nello stesso luogo in cui, con i suoi discepoli, aveva operato il cosiddetto Rogo della Vanità, dando alle fiamme molti libri, poesie, tavoli da gioco, vestiti, ecc.




venerdì 19 novembre 2010

Yvoire ed il giardino dei cinque sensi

Sul lago Lemano si affacciano paesi rivieraschi incantevoli appartenenti sia alla Svizzera sia alla Francia.
Tra quelli francesi eccelle senza dubbioYvoire situata nl dipartimento dell’Alta Savoia.
Yvoire, che dista poco meno di un’ora da Ginevra, è un incantevole borgo medievale del 1306 strategicamente fortificato dal conte Amedeo V di Savoia, sulla riva del Lago Lemano. Yvoire è classificato tra i più bei paesi di Francia molto attraente dal punto di vista turistico Dal suo porto potrete imbarcare per crociere, a bordo di battelli a vapore muniti di ruote a pale, della Compagnia generale di navigazione, i quali servono durante la stagione turistica tutti i porti del lago Lemano.

Le costruzioni più antiche risalgono al XII (creazione della signoria d'Yvoire), ma Yvoire era già un borgo prima. Le fortificazioni, datate del XIX secolo, sono state erette su ordine di Amedeo V il grande conte di Savoia. Il Castello d'Yvoire, costruito anch'esso nel XIV secolo, fu rapidamente distrutto dai Bernesi durante uno dei numerosi conflitti che li opposero ai conti di Savoia. Sarà rialzato nel corso del XVI secolo, il mastio aspetterà l'inizio del XX secolo per ritrovare il tetto attualmente conosciuto.
Camminando nella direzione del lago si incontra la chiesa di San pancrazio con uno sfolgorante campanile a bulbo
Una leggenda narra che il. Sindaco della città avesse portato all'architetto, che doveva curare i restauri, un pesce dal ventre argentato e gli avesse chiesto di dare lo stesso colore al campanile, in modo che riflettesse il sole e fosse visibile da tutto il lago.
Venne accontentato.
Yvoire vanta una flora stupenda rappresentata dal Giardino dei cinque sensi situato proprio nel cuore del paese
E’.un luogo di poesia e di sogni, un labirinto vegetale evoluente col susseguirsi delle ore e delle stagioni, un universo di colori, profumi, suoni e tessiture
Il giardino è stato restairato secondo l'arte e la simbologia dei giardini del Medioevo : labirinto per i cinque sensi , frutteto , rose antiche , chiostro vegetale con piante medicinali e aromatiche , fontane , voliera ...
E’ un universo di colori , di profumi , di suoni e di sensazioni tattili che si evolve al trascorrere delle ore e delle stagioni. fuori dal tempo per piccoli e grandi  e consente passeggiate nella pace e fuori dal tempo per piccoli e grandi

Il giardino è classificato come "Jardin Remarquable" cioè "Giardino eccellente" dal Ministero della Cultura.
E’ stato creato in un’antica dimora del vecchio borgo il vivario che, permette di scoprire ed apprezzare numerosi rettili dei cinque continenti, e si dice anche il serpente a due teste. Questo stabilimento è un vero centro erpetologico di altissimo livello e rinomanza scientifica.

Si segnala nelle vicinanze Evian famosissimo per i suoi bagni.







martedì 16 novembre 2010

Lo speco di San Francesco:l'eremo di Sant'Urbano

L'itinerario dei santuari francescani è ricco di pittoreschi e caratteristici conventi disseminati in Umbria, Toscana e Sabina ove si può percorrere in particolare la valle santa di Rieti che annovera tra i più noti Poggio Bustone, Fontecolombo, Greccio e la Foresta.

Poco o comunque non molto si dice su un luogo minore e cioè l’eremo di Sant’Urbano molto rappresentativo della spiritualità del poverello d’Assisi.

E’ veramente un luogo come lo intendeva S. Francesco, lontano dai rumori delle vie di transito, immerso nella natura ridente e serena Il Santo vi si ritirava volentieri in silenzio ed in preghiera, meditando a lungo la Passione del Signore.

L’eremo è situato a 560 metri sul livello del mare, incuneato tra le rocce e gli aceri del monte Bandita

Vi si accede da Terni o da Narni per S. Urbano per non più di 14 Km.

Sei accolto dal saluto di S. Francesco: “Il Signore ti dia pace”

Si narra che Francesco sia arrivato in questo luogo di pace nel 1213, venendo da Narni a piedi. Con pochi dei suoi compagni.

Tommaso da Celano nel Trattato dei miracoli[ narra alcuni eventi miracolosi che accaddero in questi luoghi. “Durante la sua malattia, Francesco chiese del vino, ma poiché non ve ne era, gli fu portata dell'acqua. Egli la benedisse con un segno di croce, e l'acqua acquistò il sapore del vino; dopo averla bevuta, guarì dalla malattia. In seguito, ancora convalescente, si appoggiava ad un bastone; lasciando lo speco, volgendo un ultimo sguardo al bosco, piantò nella terra il bastone: il legno germogliò e diede vita ad un grande albero di castagno, che la tradizione identifica con quello ancora esistente nel prato antistante la cella del Santo”

Si entra al santuario percorrendo una strada pedonale denominata Viale del perdono; all' ingresso si trova la piccola chiesa, edificata tra il 1585 e i primi anni del Seicento. Costituita da un solo ambiente, presenta un crocifisso ligneo cinquecentesco e un tabernacolo del Seicento.

Accanto si apre il chiostro[, risalente al Quattrocento, da cui si accede alla Cappella di San Silvestro. L'oratorio, edificato dai Benedettini intorno all'anno 1000, presenta nell'abside un affresco del Trecento, con il Crocifisso e la Madonna, San Giovanni Evangelista san Francesco e san Silvestro. Altri affreschi raffigurano Santa Chiara,San Girolamo e Santa Caterina d’Alessandria sempre nell'abside, vi è l'antico pozzo da cui, secondo la tradizione, fu attinta l'acqua che san Francesco tramutò in vino.

Dal chiostro si entra anche nel quattrocentesco Refettorio di San Bernardino, dove si conservano le antiche tavole e un lavello in pietra.






































domenica 14 novembre 2010

Il rinascimento a Napoli: la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi



Napoli è un caleidoscopio per antonomasia di varie culture, diverse tra loro e connesse alla storia complessa della città articolata nei periodi che si sono succeduti da quello greco a quello romano, dal romanico, al gotico e a quello rinascimentale.
Il rinascimento napoletano fu caratterizzato da modi esuberanti e solenni, con un ampio ricorso alle decorazioni in piperno e marmo bianco per le facciate degli edifici sacri e dei palazzi.
Il vero Rinascimento in realtà si ha con con l'insediarsi di Alfonso V d’Aragona che dal 1444 amplificò la rete di scambi culturali nel Mediterraneo, coinvolgendo i territori partenopei nel giro degli scambi strettissimi con gli altri territori della corona aragonese e chiamando in città artisti catalani e spagnoli, tra cui spiccò la presenza di diversi caposcuola come Pisanello e Colantonio.
Le prime commissioni architettoniche vennero affidate ad artisti spagnoli, ancora lontani dalle problematiche rinnovate del Rinascimento, ma legati a svariati indirizzi. L'eterogeneità della committenza reale è evidente nella ricostruzione di Castel Nuovo dove dal 1451 lavorarono maestranze iberiche, incaricate di creare una residenza adeguata al sovrano e un fortilizio in grado di resistere alle artiglierie.

Nel 1453, il castello fu dotato di un arco monumentale cioè l’arco trionfale del Castel Nuovo progettato forse da una collaborazione tra Francesco di Giorgio Martini e Luciano Laurana E’ ben evidente sull’arco un fregio con l'ingresso trionfale di Alfonso V a Napoli, ispirato ai cortei trionfali romani, mentre sul secondo si trovano quattro nicchie con statue. Questa struttura testimonia un uso liberissimo del modello classico, subordinato alle esigenze celebrative.

Sul finire del secolo, grazie all'alleanza politica con Lorenzo il Magnifico, si ebbe un ingresso diretto di opere e maestranze fiorentine, che comportarono una più omogenea adozione dello stile rinascimentale. Importante cantiere dell'epoca fu la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi di Monte Oliveto che,è un esempio unico di sacro rinascimentale di matrice toscana ed è' un compendio della scultura cinquecentesca.

Fondata nel 1411 per i padri Olivetani, assieme al convento immerso nel verde dei giardini poco distanti dal centro, fu tra le favorite della corte aragonese. Il convento (oggi caserma Pastrengo) accolse diverse personalità della cultura: qui nel 1588 Torquato Tasso scrisse una parte della Gerusalemme Liberata. Nel 1799 gli Olivetani parteggiarono per i rivoluzionari, il loro monastero fu soppresso, la chiesa rimase in piedi, fu tolta al loro ordine e assegnata all' Arciconfraternita dei Lombardi che la dedicò a Sant' Anna. L' interno ha una navata a cappelle e abside rettangolare ed è tra i più belli di Napoli, con opere, tra gli altri, di Guido Mazzoni, Antonio Rossellino, Benedetto da Maiano, Pedro Rubiales. Opere di grande valore sono: il presepe di marmo del 1475 di Antonio Rossellino , visibile a Sant'Anna dei Lombardihttp://curiositlessicali.blogspot.com/2010/12/il-presepio-del-rinascimento.html . l' altare Logorio di Giovanni da Nola e l' altare del Pezzo di Girolamo Santacroce, gli stalli lignei con tarsie di Giovanni da Nola, la sagrestia vecchia (il refettorio) con le decorazioni pittoriche (Fede, Religione e Eternità) realizzate nel 1544 da Giorgio Vasari e la cantoria con l' organo e gli affreschi di Battistello Caracciolo. Nella chiesa erano contenuti anche tre dipinti del Caravaggio, perduti durante il terremoto che distrusse la chiesa nel 1805.







giovedì 11 novembre 2010

Gibilterra e la Comunità genovese

Quando dalla Spagna si va a Gibilterra, si ha la netta sensazione di entrare in una città in cui è ormai radicata completamente la civiltà inglese, come testimoniano ampiamente le strade, la circolazione del traffico con il senso di marcia a sinistra, le cabine telefoniche.
Gibilterra a cui si riferisce Platone come una delle colonne d’Ercole è in una posizione altamente strategica, a spartiacque tra  l’Africa e l’Europa.
http://curiositlessicali.blogspot.com/2010/11/le-colonne-dercole-e-latlantide.html

Nasce Fenicia.
Si sa infatti che i Fenici sbarcarono presso la rocca verso il 950 a.C e la chiamarono Calpe, così come fu certamente visitata dai cartaginesi che tuttavia non vi stabilirono alcuna colonia permanente.
Non si hanno tracce di vestigia romane a Gibilterra, anche se essa fu sicuramente visitata dai romani..
Dopo la conquista della Spagna da parte degli arabi, fu eretta in Gibilterra da questi una fortezza Nel 1309 Gibilterra viene strappata occupata dagli arabi e dai berberi maomettani. Il territorio venne infine ceduto alla Gran Bretagna dalla Spagna con il trattato di Utrecht nel 1713, come parte degli accordi a conclusione della guerra di successione spagnola.
In quel trattato, la Spagna cedeva alla Gran Bretagna la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura, e ai forti circostanti.
In un referendum del 1967, i cittadini di Gibilterra ignorarono le pressioni spagnole e votarono, con maggioranza schiacciante, a favore del mantenimento di dipendenza britannica. Ciò venne enfatizzato nel novembre 2002, quando oltre il 98% dei votanti rigettò la proposta di condivisione della sovranità tra Regno Unito e Spagna
La difesa di Gibilterra è di responsabilità del Regno Unito.
Questa è la storia in pillole dei Gibilterra ove vivono le uniche scimmie che secondo la credenza popolare finché saranno presenti ne territorio sarebbe assicurato il possesso da parte del Regno Unito.
Gibilterra, proprio per la collocazione tra il continente africano e quello europeo è un coacervo di gente diversa Sono presenti oggi anchei gli immigrati indiani e marocchini, venuti a coprire le mansioni lavorative ormai snobbate dai gibilterrani più agiati. Oggi le Colonne d’Ercole sono più che mai un punto di delicato contatto tra nord e sud del mondo, al pari del canale di Sicilia. Attraverso questo stretto braccio di mare passa il traffico di migliaia di clandestini che ogni anno cercano di entrare in Europa.
Molto evidenti sono le tracce di una comunità genovese che si insediò a Gibilterra nel XVI e che ancora ai primi del Settecento componeva quasi la metà della popolazione.
Questi genovesi si dedicarono ad attività commerciali, ma vi era anche un gruppo che abitava a La Caleta, dove era la maggioranza della popolazione, e che praticava attività di pesca d'alto mare.
Nel censimento del 1753 i genovesi erano il gruppo più grande della popolazione civile di Gibilterra e fino al 1830 l' italiano fu usato (assieme all'inglese e spagnolo) nei manifesti ufficiali della colonia inglese[7]
Il dialetto genovese era parlato da alcuni vecchi fino al primo decennio del secolo scorso a La Caleta, un villaggio vicino a "Catalan Bay" nella parte nord-orientale del promontorio di Gibilterra.
In particolare il dialetto locale di Gibilterra, detto "Llanito", ha anche molte influenze dal ligure e secondo molti studiosi probabilmente deriva dal nome "Gianni" (da cui: piccolo Gianni o "iannito") comune tra i liguri di Gibilterra.









martedì 9 novembre 2010

Il poppy day a Londra

Uno sguardo alle tradizioni britanniche rispettatefedelmente ogni anno!
Se vi capita di soggiornare a Londra od altrove nel Regno Unito nel mese di Novembre o comunque da fine ottobre fino a metà novembre potrete notare che grande maggioranza dei cittadini britannici espone sulla giacca un papavero rosso di carta o di plastica.
Ma perché?
Il papavero è indossato per commemorare il sacrificio dei veterani e dei civili nella Prima Guerra Mondiale ed in altre guerre, durante le settimane che precedono il giorno del ricordo (Remembrance Day) l’11 novembre.

Il simbolo, invero molto anticohttp://curiositlessicali.blogspot.com/2010/11/il-simbolo-del-papavero.html era stato adottato negli anni 20, alla fine della Prima Guerra Mondiale, perché il papavero, un fiore selvatico, era l'unica pianta che cresceva nelle trincee dopo le battaglie che devastarono zone del nord della Francia e del Belgio

il "poppy": il papavero rappresenta in particolare il ricordo della carneficina di soldati britannici nei campi di guerra delle Fiandre. I prati, secondo la narrazione storica apparvero rossi di sangue, come nella stagione del raccolto, scarlatti per i papaveri. A guerra finita, la Gran Bretagna inizio' a ricordare i suoi 750 mila caduti, con il "poppy".
Il Remembrance Day (Armistice Day) è dunque un giorno di commemorazione osservato nei paesi del Commonwealth e in diversi stati europei(comprese Francia e belgio per commemorare la I guerra mondiale e altre guerre.
E’ una  bella e forte testimonianza del vivo ricordo dei britannici per i caduti negli eventi bellici di tutti i tempi. E'  una ricorrenza difficile da dimenticare!

domenica 7 novembre 2010

Berna : una città dal fascino medievale.

La Svizzera è indubbiamente nota per i suoi paesaggi  incantevoli d’estate ed inverno;è anche unica per la sua articolazione politica costituita da cantoni linguistci diversi.

Nel cantone tedesco è situata la capitale Berna il cui centro storico fa parte del patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO

Vanta ben 6 chilometri di arcate, una delle passeggiate commerciali più lunghe d’Europa.
L’atmosfera medievale della città con numerose fontane, facciate in mattoni, vicoli e torri storiche è particolare La città fu fondata nel XII secolo su una lingua di terra formata da un'ansa del fiume Aar, anche se i primi insediamenti della zona vengono fatti risalire all'epoca pre-romana. Berna si arricchì come centro di commerci e in seguito diventò un'aggressiva potenza politica e militare che estendeva il suo controllo su una vasta area di territori sudditi.
La città fu uno dei membri più importanti in seno all'antica Confederazione svizzera. Nonostante l'occupazione francese del 1798 che mise fine al sistema di governanti e sudditi, Berna conservò una posizione preminente e nel 1848 venne scelta come capitale della moderna Svizzera.

Il suo  deriverebbe da Brenodor, un antico insediamento celtico della zona dove sorge la città, ma la storia popolare narra del nome dato alla città dal suo fondatore, il duca Bertoldo V di Zähringen, in onore del primo animale da lui ucciso ("Bär" in tedesco significa orso) durante una battuta di caccia.
E' una città piena di negozi, i bar e i caffè-teatro del centro storico, in parte ricavati in cantine con le volte a botte,e i piccoli caffè attirano sia i Bernesi, che i turisti. 
Luoghi importanti da visitare sono il Centro Paul Klee in cui sono conservate le opere più famose di questo grande pittore.
La casa di Albert Einstein testimonianza dell soggiorno del fisico a Berna all’inizio del XX secolo.
In estate, le rive dell’Aar si animano e i nuotatori più esperti nuotano volentieri nelle acque pulite del fiume, spingendosi fino all’altezza del Bundeshaus. Lungo il fiume si trovano inoltre il giardino botanico, il giardino zoologico  e il vecchio quartiere della Matte. Berna e l’orso, simbolo della città, sono due elementi indissociabili. Quindi, quando si è a Berna vale la pena di visitare la Fossa degli orsi, dove si possono dare le carote agli animali.
Le piazze del centro città ospita mercati settimanali multicolore. Da non perdere lo «Zibelemärit» (mercato delle cipolle), che si svolge il quarto lunedì di novembre: a partire dall’alba, questa festa popolare dedicata per tradizione alla cipolla riempie le strade di gente.

giovedì 4 novembre 2010

La Chiesa di Santa Restituta ad Ischia


Intere biblioteche conservano libri, che parlano nel corso dei secoli di Ischia e Capri, le meravigliose perle del golfo di Napoli.

Ischia,l’isola verde per antonomasia è molto più ampia ristetto a e vanta comuni importanti come Lacco Ameno, Porto d’ischia, Forio d'Ischia, Varano. Casamicciola.

Sarebbe superfluo dilungarsi su Ischia per decantare le superbe bellezza di una terra incantevole meta ininterrotta di visitatori.

Qui ci dedichiamo al Santuario di Santa Restituta, una giovane che nell'anno 284 viene flagellata crudelmente in Africa, quindi viene posta su una barca carica di stoppa.

La vecchia barca priva di remi e di vele viene rimorchiata al largo della costa e qui viene appiccato il fuoco.
Le fiamme risparmiano però il corpo della giovane.

Appare allora un angelo del Signore e le sue ali sospingono la barca fino all'Isola di Ischia fino alla Baia di San Montano, dove miracolosamente attracca. In breve sui declivi dell'isola si diffonde un nuovo profumo: sulla sabbia fioriscono i gigli.
La chiese, dedicata al culto di S.Restituta risale ad una Basilica Paleocristiana del IV-V sec., sui cui resti nel 1036 venne eretta la nuova chiesa, cosiddetta "madre" o "grande". La chiesa venne ristrutturata nel 1700 e ricostruita,come si presenta attualmente, dopo il terremoto del 1883 e venne riaperta al culto il 2 luglio 1886. La facciata é stata realizzata nel 1910.
L’interno è ricco di opere d’arte: sull'altare maggiore in marmo spicca il quadro con la Madonna del Carmine del 1560, Sant'Agostino e Santa Restituta sulla barca sospinta dagli angeli. Ai lati vi sono due quadri: quello sulla sinistra raffigura San Nicola da Tolentino, quello sulla destra San Tommaso da Villanova. Entrambi della prima metá dell'800, sono attribuiti a Filippo Balbi.

Nell'attigua cappella di Santa Restituta é collocato un altare con un pregevole paliotto di marmo intarsiato. Al di sopra, in una nicchia, é custodita la veneratissima statua lignea di Santa Restituta, opera del XVI secolo.

Il Museo merita assolutamente una visita ed è una testimonianza diretta della vita e della cultura in Ischia dai greci al primi cristiani. Il Museo, difatti è stato realizzato sui luoghi stessi degli antichi insediamenti.

Attualmente il Museo raccoglie anche numerosi reperti archeologici di varie epoche ritrovati non solo a Lacco Ameno - nei luoghi di insediamento dell'antica città di Pitecusa - ma su tutta l'isola.






martedì 2 novembre 2010

Le catacombe ebraiche a Roma

Quando si parla di catacombe a Roma, come in altri luoghi il pernsiero va quasi sempre alle catacombe cristiane che rappresentano la prima testimonianza della presenza della nuova religione nell’Urbe.
Quasi mai si si pensa invece alle catacombe ebraiche. Eppure vi è traccia a Roma di almeno sei catacombe.
Del resto le fonti storiche tramandano che nell’antica Roma vi fossero ben 11 sinagoghe ed una ad Ostia,luoghi di culto di una comunità ebraica che già sotto Augusto assommava ad 8000 persone la metà dei quali era militare.
Le catacombe ebraiche tuttavia, e questo è il dato importante storico-artistico si svilupparono per imitazione, sulla scorta delle catacombe cristiane. Si può affermare con certezza che non vi è traccia di catacombe od ipogei ebraici precedenti a quelle pagane e cristiane.
Tre catacombe delle sei di cui si ha rifermento letterario sono oggi accessibili e sono due sulla via Nomentana ed una sulla via Appia.
Sono catacombe in quel periodo dislocate fuori delle mura e venivano scavate grazie a concessioni governative.
La loro caratteristica peculiare è nella decorazione e nella presenza di simboli eminentemente ebraici come i rotoli della legge, il candelabro, il melograno, i rami di mirto, la mandragola, , il corno ed il coltello. Le iscrizioni sono per lo più in greco e alcune lasciano intuire anche una certa cultura, ma non molte. Va detto però le testimonianze archeologiche ebraiche a Roma sono andate in gran parte distrutte.

Non meno interessanti sono le catacombe ebraiche di Venosa cheha ospitato una fiorente colonia ebraica attestata da numerosissime iscrizioni databili, senza soluzione di continuità, tra il IV ed il IX sec. d.C.