domenica 6 febbraio 2011

Sperlonga: storia e paesaggio




Sperlonga è da anni, senza alcun dubbio, uno dei più rinomati centri turistici del litorale laziale.
Il suo paese originario, un piccolo borgo di pescatori, intorno a cui si è sviluppato in modo concentrico l’attuale Sperlonga, ha una storia complessa ed antica e per molti versi incerta.
Secondo alcuni studiosi, infatti, in quell’area ai confini con Fondi vi sarebbe stata la leggendaria Amyclae fondata dagli Spartani e poi successivamente scomparsa.
Sperlonga successivamente fu importante centro di villeggiatura dei Romani che trasformarono le caverne della costa in luoghi di piacere ( da qui il nome di Sperlonga )
La più famosa di tutte fu quella di Tiberio di cui parlano Svetonio e Tacito.
L’abitato attuale segui le vicende di Fondi ai cui feudatari le terre appartennero per molto tempo .Nel 1379 si rifugiò l’antipapa Clemente VII dopo la sconfitta della sua fazione nei pressi di Marino.
Infine Sperlonga fu terra di conquista e razzia di Khayr al-Dīn Barbarossa, detto in ambiente cristiano italico Ariadeno Barbarossa, che divenne dopo il 1533 l'indiscusso ammiraglio) della flotta ottomana.
Nel 1536 dopo una terribile incursione sulle coste tirreniche: sbarchi e saccheggi avvennero a Cetraro e in alcune località del golfo di Napoli. Egli approdò a Sperlonga e messo a ferro e fuoco il territorio circostante e la stessa città, tentò addirittura di rapire Giulia Colonna, giovane e bella vedova di Vespasiano Colonna.
Questa è la stora in pillole di Sperlonga che con la ricostruzione del XVIII e XIX assunse la forma attuale (cosiddetta "a testuggine").
Molte sono le torri di avvistamento e tra queste la "Torre centrale", detta localmente Torre Maggiore, impiantata nel XVI secolo ed ancora la "Torre Truglia", edificata nel 1532 su una precedente torre romana,e situata sulla punta del promontorio su cui sorge il paese.
Dopo la distruzione del Barbarossa venne ricostruita nel 1611 e di nuovo distrutta nel 1613
Non meno interessanti sono le chiese e tra queste Santa Maria di Spelonca è menzionata come esistente già nel 1135. A due navate, con matronei, subì successivamente modifiche e rifacimenti.
Ritornando all’epoca romana appena fuori del paese si trova la Villa di Tiberio appartenuta nel I secolo dC all’imperatore Tiberio
La villa era costituita da diversi edifici disposti su terrazze rivolte verso il mare. La prime strutture sono relative ad una villa di epoca tardo-repubblicana.
Durante la costruzione della strada litoranea tra Terracina e Gaeta nel 1957 venne scoperta una grande quantità di frammenti marmorei, straordinari per la qualità delle sculture e le dimensioni dei blocchi. Le sculture che si rivelarono essere in alcuni casi originali di età ellenistica sono allocate nello stupendo Museo Archeologico realizzato nel 1963.
Questa è in sintesi Sperlonga centro indimenticabile che consente al visitatore, non soltanto una permanenza piacevole, ma anche un tuffo nel passato.

venerdì 4 febbraio 2011

La chiesa di San Saba a Roma:un antichissimo cenobio orientale.

Quando si parla delle chiese romane dell’Aventino, si pensa subito alla chiesa di Santa Sabina e forse si dimentica la chiesa di S. Saba che fu in origine un antichissimo monastero, risalente all'inizio del secolo VIII, che, secondo la tradizione, si insediò in una casa appartenuta alla famiglia materna di papa Gregorio Magno, a sua volta costruita su un preesistente edificio romano, probabilmente la caserma della IV Coorte dei Vigili.
Il monastero venne istituito da monaci greci basiliani che al loro cenobio dettero il nome di Cella Nova, in ricordo del larum novum, un monastero di Gerusalemme anch'esso dedicato a S. Saba, abate di Palestina, morto nel 532 e seguace della tradizione monatica di Sant'Antonio Abate.
Si trattava di monaci orientali, provenienti dalla comunità fondata a Gerusalemme da san Saba e in fuga dalla Palestina travagliata da guerre, stragi e dall'espansione islamica: preso possesso del sito, vi istituirono un monastero che acquisì rapidamente fama e prestigio.
Nel X secolo il monastero probabilmente fu abitato da monaci benedettini, i quali avrebbero costruito la prima chiesa al di sopra dell'oratorio, che passò invece ad accogliere le sepolture dei monaci. Il monastero non subì successivamente sostanziali trasformazioni fino al momento della ricostruzione romanica avvenuta intorno al 1145, quando il monastero fu concesso ai monaci di Cluny da papa Lucio II.
Agli inizi del secolo successivo il complesso fu affidato ai Cistercensi, quindi ai Canonici Regolari ed infine al Collegio germanico ungarico retto dai Gesuiti, ai quali tuttora è affidata la parrocchia.
L'accesso avviene attraverso un bellissimo protiro posto in cima ad una gradinata.
L'interno della chiesa è a tre navate, divise da 24 colonne appartenenti ad edifici pagani, e concluse da tre absidi; la navata centrale, che risulta essere il doppio di quelle laterali, è illuminata da una serie di otto finestre che si aprono su entrambi i lati. Nell'abside vi sono, oltre alla sedia episcopale, ornata da un grande disco con mosaici cosmateschi, anche il ciborio, sorretto da quattro colonne in marmo nero venato di bianco, e gli splendidi affreschi del 1575. Esiste, inoltre, una sorta di quarta navata sul lato sinistro sulle cui pareti sono ancora visibili gli affreschi del secolo XIII.

martedì 1 febbraio 2011

Etrétat e le sue incantevoli falesie


Etretat nell’alta Normandia è una piccola città di pescatori, affacciata su una spiaggia di ciottoli levigati e sovrastata da alte e bianche scogliere. Sono soprattutto le sue due falesie, la Falaise d’Amont e la Falaise d’Avel, che valgono un viaggio in questa parte della Normandia.
Sulla sommità della prima, che si raggiunge salendo lungo un ripido sentiero, si trova la Cappella di Notre Dame de la Garde, un monumento e un museo dedicati ai primi aviatori che l’8 maggio del 1927 tentarono di attraversare l’Oceano Atlantico del nord a bordo del White bird.
La seconda Falesia si raggiunge da una scalinata che porta ad uno stupendo belvedere che guarda sulle falesie e l’oceano. Sulla Falaise d’Avel si appoggia lo straordinario arco roccioso di Manneporte, dietro al quale si erge l’Aiguille, uno scoglio a forma di obelisco alto 70 metri.
Queste scogliere, insieme alle spiagge frequentate da villeggianti, hanno attratto molti artisti, tra cui i pittori Eugene Boudin, Gustave Courbet e Claude Monet che le hanno immortalate, ma anche scrittori come Maurice Leblanc, che vi ha ambientato un racconto del suo personaggio più famoso, Arsenio Lupin, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant.
La notorietà di questo originario villaggio dei pescatori si deve soprattutto a Claude Monet, pittore impressi.onista francese che immortala l’incantevole panorama con le falesie nei suoi dipinti.

domenica 30 gennaio 2011

Il Vignola a Roma: il tempietto di Sant'Andrea


Jacopo Barozzi, detto il Vignola,uno dei più grandi architetti del ‘500, ha lasciato opere indimenticabili e tra questi va annoverati il tempietto di San’Andrea situato a Roma a metà strada tra Piazza del Popolo e Ponte Milvio.
Papa Giulio III la fece erigere verso il 1533 all'interno del complesso della sua villa suburbana villa Giulia, per ricordo della sua fuga da Roma. Durante il sacco di Roma dei lanzichenecchi di Carlo V, quando era ancora cardinale, era uno degli ostaggi ed era probabilmente destinato ad essere giustiziato.
Riuscì a fuggire dalla città il 30 novembre, giorno dedicato dalla chiesa all'apostolo Andrea, fratello di Pietro.
La chiesetta è a pianta centrale con cupola ellittica con un finestrone di tipo termale nelle lunette laterali. Nella sua costruzione fu impiegata la "pietra serena" la pietra grigia di tante chiese fiorentine, invece del classico travertino. Le forme architettoniche si ispirerebbero al sottostante Mausoleo antico.
La chiesa che ha una concezione spaziale classicista, è uno degli edifici romani più armoniosi. Sembra ispirarsi al Bramante e dal punto di vista architettonico, malgrado le sue minute dimensioni, rappresenta un'importante testimonianza della sintesi tra cultura umanistica, con le chiese a pianta centrale, e gli esempi degli edifici di culto a pianta longitudinale, propri della Controriforma, dalla seconda metà del Cinquecento in poi.

venerdì 28 gennaio 2011

L'abbazia di Monteoliveto Maggiore:gli affreschi del Sodoma e di Luca Signorelli

In territorio senese su una collina si erge maestosa l’abbazia di Monteoliveto,che rappresenta il polo dell’ordine olivetano, che iniziato nel 1320, fu approvato con bolla pontificia nel 1344.
Il fondatore di questo ordine fu Bernardo Tolomei a cui si deve anche l’inizio della costruzione di questa abbazia che si trova in una zona isolata, tra boschi con terreni coltivati a vigneti ed ulivi.
Il complesso del monastero non si distingue tuttavia per la sua chiesa ma soprattutto per i suoi tre chiostri. Tra questi il più importante è quello maggiore sulle cui pareti sono visibili stupendi affreschi di Luca Signorelli e del Sodoma che narrano la vita di San Benedetto.
Luca Signorelli che, nel 1497, dipinse tutta la parete d’ingresso e a Giovanni Antonio Bazzi detto "il Sodoma" che completò le altre tre pareti nel brevissimo tempo di tre anni a partire dal 1505: anno in cui al Signorelli fu commissionato di dipingere il Duomo di Orvieto.
Due artisti completamente diversi nel carattere e nelle opere; il Signorelli, dal carattere pacato, distaccato come i grandi pittori dell’epoca; eccentrico, lunatico, vendicativo e dispettoso il Sodoma; diversità queste che si confrontano negli affreschi dell’Abbazia di Monteoliveto dove l’impronta di austerità del Signorelli quasi è di contrasto con la vitalità e la vivacità che Sodoma seppe imprimere alla sua pittura.
Nell’ammirare gli affreschi che narrano la storia di S. Benedetto che da giovane parte, a cavallo, da Norcia alla volta di Roma, si rimane colpiti dalla personalità del Sodoma, un personaggio non molto facile, abbastanza eccentrico che si dipinge sempre in primo piano mettendo addirittura S. Benedetto di lato; un personaggio speciale, ma anche divertente tanto da dipingere qua e là dei particolari curiosi frutto di certe litigate tra lui e l’Abate che gli aveva commissionato il lavoro.
Per esempio in un affresco il Sodoma ha dipinto un cavallo senza le zampe anteriori; è questo uno dei primi dispetti che l’insigne pittore decise di fare all’Abate per divergenza di opinioni; poi fecero la pace ma, intanto, il dispetto rimase immortalato; proseguendo nell’ammirare gli affreschi se ne incontrano altri a testimonianza di scontri più o meno rilevanti tra i due.
Negli affreschi che esaltano la vita e i miracoli di S. Benedetto emerge molto spesso la tentazione che mette a dura prova sia la tenacia del Santo sia degli altri personaggi raffigurati come ad esempio nel dipinto in cui S. Benedetto prende l’abito religioso e lo si vede – da eremita – davanti alla grotta dove abiterà solitario in preghiera.
Altri ambienti conservano la suggestiva presenza dell’arte nei secoli passati: in particolare il refettorio e la biblioteca a tre navate edificata su disegno da Giovanni da Verona.
NB
Il primo dall'alto è del Sodoma, mentre il secondo è di Luca  Signorelli.

mercoledì 26 gennaio 2011

Le edicole sacre a Napoli


Roma, Genova, Napoli, Palermo ed altre ancora sono città d’Italia ricche di edicole votive cioè di strutture architettoniche relativamente di piccole dimensioni, con la funzione pratica di ospitare e proteggere l'elemento che vi è collocato.
Il termine deriva dal latino aedicula, diminutivo di aedes ("tempio") e dunque con il significato originario di "tempietto". In origine si trattava di un tempietto in miniatura, che ospitava la statua o la raffigurazione di una divinità.
Se si fa un raffronto, esse hanno caratteristiche peculiari diverse da città a città.
A Palermo sono poste nei crocevia. Sbucano dai vicoli, dagli angoli delle strade, dalle entrate storiche dei palazzi, ricordando l'anima pagana della città. A Roma fanno bella mostra sugli angoli delle strade o all'interno dei palazzi. A Genova, nel 1846 ne parlava Charles Dickens, in "Pictures from Italy". In ardesia dipinta, in marmo o in semplice stucco, gli altarini si affacciano agli angoli degli antichi vicoli medievali, in genovese "carrugi".
Particolarmente interessanti ed originali sono quelle napoletane di cui le prime immagini apparvero a protezione di case e botteghe e, come nelle domus romane, davanti all'immagine ardeva una fiammella in una lampada votiva. Passeggiando tra decumani e centro storico, spesso s'incontrano piccoli altarini, tabernacoli, colorate bacheche, con figure di Santi e Madonne,espressione dell'arte povera e della religiosità popolare. Alcuni sono finemente curati con fiori, lampade; altri abbandonati e anneriti dal tempo e dal fumo dei cassonetti dei rifiuti incendiati. Ognuno di questi tempietti ha una sua storia.
Tra queste è giusto ricordare la piccola cappella di Sant'Antonio a Mergellina, dove ogni anno si svolge la processione che partendo dal Santuario di Posillipo, raggiunge il pontile dei pescatori. Il tabernacolo di Porta San Gennaro con affreschi di Mattia Preti.
Tra le più antiche sono da ricordare ancora le due edicole dirimpettaie dedicate al patrono di Napoli, su Via Ponte della Maddalena, su progetto di Ferdinando Sanfelice.
Stupendi sono infine il Crocifisso al centro di Piazzetta Orefici e l'altro sulle rampe di San Giovanni Maggiore.




domenica 23 gennaio 2011

Istanbul:una città indimenticabile!



Istanbul è una città unica al mondo:il suo paesaggio incantevole di una metropoli che si dispiega in Europa ed Asia mediante il ponte che collega sul Bosforo l’Europa all’Asia, la ricchezza di chiese bizantine e di moschee, la policromia della città sono tutti elementi che rendono Istanbul peculiare e rappresentativa di un complesso di culture.
Ad Istanbul di moschee ce ne sono di qualsiasi dimensione e fattura e tutta la città, nelle ore di preghiera è pervasa dalla ripetuta invocazione del muezzin.
La più imponente e famosa moschea di Istanbul è la “Sultan Ahmet Camii”costruita tra il 1609 e il 1616 e, conosciuta con il nome di moschea Blu per la caratteristica delle maioliche d’azzurro intenso al suo interno.
La “Suleymaniye Camii” porta invece il nome del sultano Solimano, detto “il magnifico” e svetta imponente sul colle del centrale quartiere di Beyazit.
Il luogo di culto è circondato da un ampio piazzale, quasi interamente cinto da mura, nelle cui vicinanze si allineano vari edifici che erano d’aiuto alla comunità, come ospizi, ospedali e scuole.
Caratteristiche non sono soltanto le moschee, i musei ed il fascino  dell’Orient Express ma anche i suoi mercati che si snodano lungo la città.
Il grand bazar di Istanbul è uno dei più antichi e grandi mercati coperti del mondo, una vera e propria caverna dei tesori, come quella di Aladino. E’ fatto di stradine strapiene di chioschi dove sono in vendita tappeti, copriletto, stoffe, manifatture in pelle, abbigliamento, souvenir, narghilè, souvenir, ceramiche fatte a mano ecc.
Un altro mercato dove vale la pena andare è il mercato egiziano di Istanbul, che rappresenta il mercato delle spezie di Istanbul e il luogo migliore per acquistare tè, spezie, frutta secca, noci e semi, e lokum (il tipico dolce turco)
Un’altra cosa da fare è una gita in barca sul Bosforo. Durante la passeggiata avrete modo di ammirare interessanti palazzi, forti, tradizionali case ottomane in legno, nonché l’enorme Ponte sul Bosforo principale e il Ponte Fatih Sultan Mehmet, entrambi vie di collegamento tra i due continenti, a cavallo di questa maestosa città.