domenica 14 febbraio 2010

Lo stile Liberty a Roma



Roma è una città di ineguagliabile bellezza,vero e proprio crogiolo di stili architettonici diversi come il paleocristiano, il medievale, il romanico ed il barocco.
Non vi manca ed anzi è rigogliosa anche l’architettura in stile liberty che nei primi anni del’900 si diffuse nella capitale: fiorì prevalentemente nei nuovi rioni e nei quartieri fuori le mura per ospitare la nuova borghesia capitolina, anche se esempi mirabili, come un’ala del Parlamento ed il palazzo della rinascente, sono presenti anche nel cuore della città.
Lo stile a prima vista, può apparire come un netto contrasto rispetto ad impianti architettonici dei secoli passati,ma quando lo si immagina inserito nel contesto del prima decade secolo scorso, appare sorprendente per l’armonia delle forme e la bellezza delle minuziosi decorazioni floreali. E'rappresentativo di un’ architettura che coniuga la produzione artistica con quella industriale, nel senso che utilizza appieno le nuove tecnologie (ferro, vetro e cemento) che avevano il sopravvento nell’epoca per realizzare opere dall’alto valore estetico.
L’itinerario liberty a Roma richiede molto tempo per una visita completa perché abbraccia il centro storico ed al tempo stesso quartieri come il rione Prati, il rioni Ludovisi e Sallustiano, i quartieri Pinciano e Parioli, il Salario e Nomentano e "dulcis in fundo" il meraglioso quartiere Coppedè.
Tanto per citare alcuni esempi,meritano approfondimento ,il Parlamento, opera di Basile , la Galleria Sciarra, prima realizzazione in ferro-vetro-ghisa di De Angelis con dipinti del Cellini, la Galleria Colonna,ora dedicata a Sordi e per poi andare negli altri quartieri per visitare villini singolari come quello Cagiati, Rudinì, Ximenes e la casina delle Civette, una delle costruzioni poste all’interno di Villa Torlonia
Un itinerario a sé è la visita del quartiere Coppedè che in realtà non è altro che un complesso di 26 palazzine e di 17 villini, sorge tra la Salaria e la Nomentana, praticamente inglobato nel quartiere Trieste e tutte a raggiera rispetto alla curiosa fontana delle Rane ubicata in posizione baricentrica nella Piazza Mincio
Per ora contentiamoci di questa descrizione sommaria ed a volo d’uccello, riservandoci di tornarci in seguito in modo più particolareggiato

venerdì 12 febbraio 2010

Parigi:una passeggiata nel quartiere del Marais



Se ti rechi a Parigi, dopo avere fatto tappe obbligatorie in posti famosi come la torre Eiffel,il Louvre,i Campi Elisi,il Palais Royal,il musee d’Orsay, non puoi trascurare di soffermarti nello stupendo e multi culturale quartiere del Marais
Marais è un quartiere di Parigi, situato sulla riva destra della Senna e fa parte del III e IV "arrondissement" della città, è un vero e propro villaggio con i lampioni dalla luce gialla, i bistrot dai pavimenti in legno consumato ed ebrei vestiti di nero dalla barba lunga che vanno alla sinagoga in Rue Pavée.
La zona del Marais, intorno a rue des Rosiers, rue Vieille du Temple e rue Pavée,
infatti, ospita una delle più importanti comunità ebraiche di Parigi ed è il tempio della cucina ebraica: nei negozi e nei ristoranti si possono trovare specialità tipiche (falafel di carne e verdure, tatramà).
Il quartiere è in realtà un crogiolo culturale in cui si mescolano ad ebrei, anche cristiani, musulmani e un'infinità di intellettuali italiani e francesi.
Marais vuol dire palude e infatti, prima che venisse bonificato nel XIII secolo, non aveva niente a che vedere con l'antico quartiere di oggi, tra botteghe kosher, showroom, gallerie d'arte, locali di tendenza e boutique alla moda.
Il quartiere ha comunque mantenuto un'architettura pre-rivoluzionaria ( prima dei grandi boulevard, per intenderci) e passeggiare nel dedalo di stradine è un vero piacere.
Il maggior interesse del Marais è Place des Vosges, seicentesca piazza quadrangolare, voluta da Enrico IV, contornata da edifici in mattoni rossi e bianchi,con i portici a volta tutt’attorno e circondata con una cancellata come i garden square inglesi
Si può senz’altro dire che questa piazza, che è stata per oltre un secolo il centro della vita elegante e mondana di Parigi, sia una delle più caratteristiche piazze del mondo.
Nella parte centrale della piazza c’e' la statua in marmo di Luigi XIII a cavallo,copia dell’originale distrutta durante la Rivoluzione francese
Si trova anche l’interessante Museo Victor Hugò, cioè la casa dove abitò il grande scrittore:vi sono raccolti i suoi ricordi, le testimonianze più importanti della sua vita e circa 350 disegni che attestano la magnificenza del suo genio.
Il quartiere in cui si contano oltre venti musei,come il museo Picasso, il museo Carnevalet che racconta la storia della città di Parigi e il museo dell'arte e della storia del Giudaismo,è quindi veramente suggestivo e rappresenta senza alcun dubbio un modello urbanistico del passato completamente integro nel suo assieme.
Se lo visiti, ne resti affascinato ed arricchito culturalmente perchè ti immergi nel passato secolare di Parigi

mercoledì 10 febbraio 2010

Ritornando dalla Carinzia verso l'Italia


L’estate scorsa, tornando dalla Carinzia ed andando verso S Candido, mi sono fermato di proposito a Maria Luggau ove sorge il Santuario della Madonna Addolorata,luogo devozionale molto suggestivo verso cui confluiscono tutti gli anni nel terzo week-end di settembre, pellegrini di Sappada , Sauris, Forni di sopra ed Ampezzo a ricordo del fatto che nel 1804 la Madonna aveva salvato dalla peste il bestiame.
Nel luogo ove sorge la chiesa vi era nel '500 secondo la tradizione un campo di segala curato da una donna povera di nome Helenau che in segno di devozione volle costruire cappella dedicata alla Madonna.
Dopo molte difficoltà nel 1593 il Conte di Ortenburg (Conte del Tirolo) realizzò proprio vicino alla chiesa un convento e lo affidò ai Minori Francescani. Dall' anno 1635 il santuario è custodito dai Servi di Maria.
La Chiesa, edificata fra il 1520 ed il 1544, è in stile gotico. La pala dell' Altare Maggiore raffigura l’Assunzione di Maria ed è opera è un' opera del pittore veneziano Cosroe Dusi (1808-1859).
Una piccola statua raffigurante la Vergine che tiene tra le braccia il figlio morto, sovrasta l'Altare.
Sui due altari laterali, ornati da bassorilievi in legno, si possono ammirare due tele raffiguranti una Deposizione della Croce e San Luca mentre dipinge un quadro della Madonna con bambino.
La volta della Chiesa è interamente affrescata con dipinti che raffigurano la storia di Luggau. Il campanile, con guglia a cipolla, è opera di Bartolomeo Vierthaler. All' esterno davanti ad esso, è posta una statua in marmo realizzata da K. Campidell nel 1958 raffigurante la Pietà.
Maria Luggau oltre ad essere un luogo di culto religioso, è anche un paese legato alla tradizione contadina.e nella zona circostante si potevano contare oltre cento mulini ad acqua utilizzati dai contadini per macinare il grano e per fare funzionare segherie.
L’industrializzazione sempre più spinta ha preso lentamente il posto dei vecchi mulini, anche se sono rimasti cinque antichi mulini ad acqua che si possono ammirare percorrendo la Mühlenweg ovvero la strada dei mulini..

Consiglio per chi andasse in Austria , di fermarsi qualche ora in questo luogo in cui si associa alla devozione alla Madonna una forte civiltà contadina
Mi ringrazierete perché vi potrete immergere in un’atmosfera di altri tempi che vi darà grande serenità.

Returning to Italy from Karinthia

Last summer, returning from Carinthia and going to S Candido, I went to Mary Luggau where lies the Shrine of Our Lady of Sorrows, very evocative devotional place where pilgrims of Sappada and Sauris and Ampezzo converge on the third weekend of September. In memory that in 1804 the Virgin Mary had saved from the plague cattle.
In the place where is the church there was in the '500 traditionally a field of rye, edited by a poor woman named Helenau which, as a sign of devotion, wanted to build a chapel dedicated to Our Lady.
After many difficulties in 1593 the Count of Ortenburg (Count of Tyrol) created just near the church a convent and turned it over to the Franciscans Minor. Since 1635 the shrine is guarded by the Servants of Mary.
The church, built between 1520 and 1544, is in Gothic style. The blade of 'Altar depicts the Assumption of Mary and is the work is a' work of the Venetian painter Khosrow Dusi (1808-1859).
A small statue of the Virgin Mary holding her dead son in her arms, above the altar.
On the two side altars, decorated with carvings in wood, you can admire two paintings depicting a Deposition from the Cross and St. Luke while he paints a picture of the Madonna and child.
The vault of the Church is entirely frescoed with paintings that depict the history of Luggau. The bell tower, spire with an onion, is the work of Bartholomew Vierthaler. All 'outside in front of it, is placed a marble statue made by K. Campidelli in 1958 depicting the Pietà.
Maria Luggau ,besides being a place of religious worship, is also a country tied to rural tradition and the surrounding area could be counted over a hundred water-mills used by farmers to grind grain and to run sawmills.
The industrialization driven more slowly took the place of the old mills, but were five ancient water mills that can be seen along the road or Mühlenweg mills ..

Advice for those who went to Austria, to stop a few hours in this place which is associated with a strong devotion to Our Lady peasant
You'll thank me because you can plunge into an atmosphere of days gone by that will give you great peace

lunedì 8 febbraio 2010

Collevecchio:un paese inaspettato

Alcuni amici mi convinsero in una fredda giornata autunnale di andare a trascorrere un weekend nell’alto Lazio a Collevecchio , un paese non lontano da Rieti.
Mostrai riluttanza, non solo per la rigida giornata che incoraggiava non molto a muoversi da Roma, ma anche per il fatto che a me era sconosciuto Collevecchio.
Appena vi arrivai, fui subito colpito dalla inusitata bellezza del luogo nel vedere dal basso un piccolo paese arroccato,in una fascia collinare che fiancheggia la valle del Tevere e confinante con il Comuni dii S. Oreste (Roma) e Civita Castellana (Viterbo) e, verso l'entroterra sabino, con i comuni di Magliano Sabina, Montebuono, Tarano e Stimigliano.
Il paese, che conta oggi poco più di 1500 abitanti, è ricco di storia e la sua nascita si ricollega ad un precedente insediamento sito in area bassa , di fondovalle, esposta alle minacce della palude e, in particolare, al suo effetto più disastroso, la malaria. Il vecchio abitato probabilmente si chiamava Colle Muziano (ma viene dato anche nella denominazione di Mozzano).
Una leggenda vuole che il nome di Collevecchio derivi da Cola vetus, vale a dire da un robusto vecchio di nome Cola che, abitando nella collina, sulla quale fu poi costruito il nuovo paese, sarebbe vissuto più di cento anni. Da questo tipico esempio di longevità, sarebbero stati indotti gli abitanti di Castel Muziano a scegliere quella località come la più adatta, per la salubrità dell’aria, a formare un sano centro di abitazione e per ricordare il buon vecchietto avrebbero dato al nuovo paese il nome di Cola vetus: Collevecchio.
Collevecchio ha visuto la prima parte della sua vita di insediamento all’interno della struttura amministrativa creata dallo Stato della Chiesa. Fu solo in un momento successivo, quando la famiglia degli Orsini acquistò importanza, prestigio e favori, ottenendo tutta una serie di investimenti feudali nel Lazio e nella bassa Umbria, che Collevecchio entrò nell’orbita del sistema delle signorie e, a causa della sua posizione rispetto alla vicina valle del Tevere, rivestì un notevole interesse, amministrativo e politico.
Nel 1605, Collevecchio venne scelta, anche se per un breve periodo, come sede del rettore ecclesiastico della Sabina.
Molti sono i monumenti che testimoniano la storia del paese e tra questi chiese, strutture amministrative, palazzi gentilizi opere pie e realizzazioni tutte da porre in reazione ad un tipo di organizzazione sociale comunque soggetto a regole e principi ecclesiali. .
Fra gli edifici religiosi si segnala:
La Collegiata dell'Annunziata (fine XII sec.), sita sulla piazza principale del borgo, con un bel portale del XV secolo. All'interno la chiesa ha assunto una configurazione barocca dovuta ai rimaneggiamenti avvenuti nel XVIII secolo. In essa sono conservate alcune opere di notevole interesse, fra cui un crocefisso ligneo policromo (VIII-IX sec.) di stile bizantino, proveniente dall'antica cappella di San Valentino e anteriormente dalla chiesa del castello di Mozzano, e una deposizione eseguita nel 1435 da un pittore fiammingo, copia di un originale di Roger Van der Weyden, attualmente conservato

Fra i palazzi gentilizi si segnala:
Il palazzo Coperchi (XVI sec.), in via Roma, realizzato su disegno di Antonio da Sangallo il giovane, pass�
Il Palazzo Apostolico (XVII sec.) sulla piazza principale, sede del Governatore Generale della Sabina, ora condominio, e, più anticamente, palazzo della Signoria. Sull'architrave del portale d'ingresso spicca lo stemma degli Orsini.
La Porta Romana, situata ai piedi del paese e da cui partiva la via che anticamente conduceva a Roma (il c.d. Passo di Roma).
Il paese è in pieno risveglio culturale, essendo sorte molte strutture culturali incentrate anzitutto sulle confraternite e di S. Antonio, di S. Anna, di S. Bernardino e di S. Prospero, la nascita delle quali si perde nel tempo e che tuttora svolgono una lodevole funzione di traino collettivo e di impegno sociale.
Particolarmente attiva è la banda musicale che è diretta erede della società filarmonica.
Molto suggestive e di particolare attrazione sono la sagra del panpepato e un bellissimo carnevale con sfilata di carri che mi riprometto, appena mi è possibile di andare a vedere.
Dulcis in fundo
Collevecchio ha un teatro, uno dei più piccoli di Italia in cui si tengono rappresentazioni di elevato interesse culturale
Per gli appassionati di enogastronomia:
Ovunque si vada si mangia un ottimo cibo genuino in piacevole compagnia ed in una cornice molto ospitale

sabato 6 febbraio 2010

Madeira: un giardino galleggiante




In una calda giornata autunnale di qualche anno fa, ad un tratto il personale di bordo annunziò che stavamo atterrando.
Dal finestrino dell'aereo scorsi in mezzo all'oceano un'isola di incanto lussureggiante. Poi improvvisamente fui distolto dal fragore dell'atterraggio su una pista costruita interamente a picco sull'acqua.
Scesi a terra e misi piede per la prima volta nella decantata ed affascinante isola di Madeira e per l'esattezza a Funchal il suo capoluogo.
Si proprio a Madeira l'isola considerata da molti nell'antichità la mitica isola di Atlantide a cui Platone nel Timeo inneggia in questo modo:
Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma

Madera, come è noto, appartiene insieme alle Isole Azzorre al Portogallo ed è l'isola maggiore di un arcipelago costituito da Madera per l'appunto e Porto Santo, da tre isole minori disabitate, note come le Desertas, e da altre due isole minori, anch'esse disabitate, denominate le Isole Selvagge.

Tutta l’isola .che fu scoperta all’inizio del XV secolo dall’esploratore portoghese João Gonçalves Zarco e passsata nel 1662 sotto il controllo del Portogallo, è un immenso giardino botanico da visitare e, in particolare, dal 1999 i meravigliosi boschi di Laurissilva sono stati dichiarati dall’UNESCO, Patrimonio dell’Umanità. Caratteristica di Madeira sono i 1500 chilometri dei levadas, canali di acqua a cielo aperto che attraversano tutte le valli, per scoprire luoghi più nascosti dell’isola, salire nei punti più alti e ammirare paesaggi mozzafiato. In questo paradiso terrestre l’inverno non esiste, infatti da dicembre a febbraio ci sono quasi 25 gradi. E'perfetta per chi ama giocare a golf su bellissimi green la cui storia è iniziata negli anni Trenta e dove oggi si disputano gare internazionali.
E' un'isola perfetta anche per chi ama fare trekking, climbing, canoa, montain bike o semplicemente fare delle passeggiate a piedi o a cavallo.
A soli 40 chilometri da Madeira si trova la meravigliosa Porto Santo con le sue spiagge di sabbia dorata, dalle eccellenti proprietà terapeutiche, e un mare cristallino. La città di Villa Baleira rivela storie e leggende di un grande passato, come l’affascinante storia di Cristoforo Colombo che su quest’isola ha vissuto.

Madera,che fu anche dimora della pricipessa Sissi,rappresenta quindi per la sua posizione geografica lambita dalla benefica corrente e per la sua struttura montagnosa un rifugio ideale per chi si vuole riposare. Con i suoi pendii che scendono fino al mare, la sua vegetazione esotica e i suoi bianchi caseggiati, la vista dal mare è uno spettacolo indimenticabile.

Per il clima mite l'isola è piena di giardini di fiori e frutti tropicali oltre che di vigneti da cui si ricava il noto vino di Madeira


FUNCHAL è la città principale e capitale dell’isola.
Da visitare: il convento di Santa Clara (XV sec.), la piazza dominata dalla chiesa (XVI sec.) e i musei, dall’arte sacra all’artigianato. Assai rinomato il merletto, ma ancora più famoso è il vino. Interessante la visita all’Adegas de São Francisco per conoscere le fasi dell’imbottigliamento, un rito che risale al 1772.


Si suggerisce per chi vuole soggiornare a Madera di trascorre qualche giorno a Lisbona una città che rimane nella memoria per la sua architettura manuelina, i suoi contrasti etnici per il Fado ed anche per il gustosissimo baccalà cucinato in mille modi e la famosa pasticceria di Belem

venerdì 5 febbraio 2010

Il museo napoleonico e la mostra su Charlotte la dama inquieta

Roma è una città che richiede anni , anzi una vita intera per essere conosciuta a fondo.
Nelle mie passeggiate abituali del week end , ho visitato il museo napoleonico che ha sede in palazzo Primoli nei pressi di piazza Navona e di fronte l palazzo di giustizia (il palazzaccio) Tevere
Nel 1927 Giuseppe Primoli,figlio del conte Pietro Primoli e della principessa Carlotta Bonaparte, donò alla città di Roma la sua collezione di opere d’arte,cimeli napoleonici,memorie familiari insieme alle sale che ancora oggi li contengono
Il criterio che ispirò il Primoli nella ricerca e nella raccolta, e che costituisce peraltro uno dei principali motivi dell'interesse e del fascino del museo, è quello di documentare, non tanto l'epopea napoleonica, quanto la storia privata della famiglia Bonaparte
Lungo il percorso vi sono mobili ,suppellettili,quadri,sculture di insigni artisti dell’epoca napoleonica. I quadri e le sculture ritraggono i numerosi esponenti della famiglia imperiale e scene di vita quotidiana.
Nelle vetrine sono conservati oggetti di uso personale collane ,diademi,orologi,porta bouquet, tutti oggetti elaborati dai più grandi artigiani della famosa oreficeria romana e francese.
Gli ambienti conservano in alcune sale soffitti del settecento con travi dipinte e fregi che contengono il“Leone rampante”dei Primoli e “l’aquila “ dei Bonaparte.
La visita di questo museo è motivo di curiosità ed arricchimento culturale che consente tra l’altro di rivisitare la storia della famiglia Bonaparte in cui primeggia ovviamente Napoleone non solo per la sua grandezza politica ma purtroppo anche per il nepotismo frequente costume anche dei nostri giorni
Il museo ospita continuamente mostre connesse all’epopea napoleonica e tra queste si segnala quella che sarà aperta dal 5 febbraio 2010 al 15 aprile prossimo dedicata a "Charlotte Bonaparte dama di molto spirito”,intelligente colta e sensibile ed al tempo stesso donna dalla vita inquieta, e travagliata.
Charlotte, figlia di Giuseppe, fratello maggiore di Napoleone, ha espresso una cultura aperta e cosmopolita alimentata da una fitta rete di scambi e relazioni con personalità della vita artistica e culturale degli anni della Restaurazione. E ciò risulta molto evidente nella visita della mostra che consente di ammirare tra l’altro un importante nucleo di album di Charlotte, contenente suoi disegni, acquerelli, incisioni, oltre ad opere del marito Napoleone Luigi e dei tanti artisti che la principessa Bonaparte incontrò nel corso dei suoi numerosi viaggi in Italia Francia, Germania, Belgio, Inghilterra e Stati Uniti.
Per chi si trova a Roma in questo periodo approfitti quindi di questo suggerimento artistico e culturale offerto dalla Roma minore e non quella delle antichità, dei grandi musei e celeberrimi monumenti!

mercoledì 3 febbraio 2010

S. Panfilo, la Cappella Sistina dell'Abruzzo




Nel 2008, prima del terribile terremoto dell'Aquila ebbi la felice opportunità, tornando da un viaggio, di trascorrere qualche ora a Tornimparte che è un ridente, ma freddo paese ubicato lungo la vallata che dai contrafforti del Velino e della Duchessa.
Posto ad una distanza di circa 20 Km a Sud Ovest di L’Aquila e sito ad un'altezza media di 850 m s.l.m.,Tornimparte si presenta ovviamente in primavera con i toni e i colori del verde intenso delle sue montagne, coperte per oltre il 60 % da folti boschi di faggio e castagno e con la varietà dei suoi 21 centri sparsi fin dall’ antichità lungo una fascia di 10 km.
Cenni storici
Il nome Tornimparte deriva, molto probabilmente, da Turres in partibus che vuol dire "Fortezze dislocate in varie parti".
I primi abitanti della zona furono i Sabini, una tribù di Italici.

Durante il periodo romano erano presenti vari centri abitati nel territorio di Tornimparte, come testimoniano vari cippi funerari rinvenuti in Villagrande, Colle
nel Medioevo, sorgeranno i paesi di Tornimparte nella fisionomia attuale.

Con la caduta dell’Impero Romano le popolazioni della valle dell’Aterno furono esposte ai saccheggi dei Longobardi che, tra le altre rasero al suolo le città di Amiterno e di Aveia.

Quando, nel 773 i Franchi sconfissero i Longobardi Tornimparte passò, insieme a tutta l’Italia centrosettentrionale, a far parte del Sacro Romano Impero facendo parte della contea di Celano. Il primo conte fu Berardo detto il Francico, che fece fortificare il territorio. I resti di tali fortificazioni sono ancora presenti in vari centri abitati del comune. I feudi divennero piccoli stati indipendenti spesso in guerra con i vicini e ,quindi, ciascun feudatario sentì il bisogno do proteggere il proprio borgo con opere di fortificazione.


L'arte

Non pochi sono i monumenti artistici e tutti degni di nota, ma quello più superbpo e significativo è rappresntato dalla chiesa dedicata a S Panfilo vescovo di Valva e Sulmona.

Purtroppo per mancanza di documenti è impossibile stabilire con precisione la data di costruzione, che potrebbe, per quanto riguarda il primo nucleo architettonico, risalire intorno al 1000.

Nella chiesa sono presenti lo stile barocco e quello romanico.

La facciata è preceduta dal sagrato e da un portichetto con copertura a capanna, ha un piccolo portale principale d’ ingresso dove sono presenti elementi romanici.

Questa chiesa ha la particolarità di essere a quattro navate: una centrale e tre laterali. Ci sono inoltre due cappelle, quella del Crocifisso e l’ altra della Visitazione, e sei altari di cui cinque minori ed uno maggiore. Quest’ ultimo si trova in fondo alla navata centrale ed è dedicato alla Madonna Addolorata. Gli altari sono in pietra finemente lavorata a rabeschi della fine del XV secolo.

Gli affreschi della chiesa sono stati realizzati intorno al 1495 da Saturnino Gatti. In mezzo alla volta si può osservare la rappresentazione del Paradiso, l’ Eterno Padre è la figura centrale circondato da Angeli e Beati. Nell’ arco sovrastante l’ altare maggiore sono raffigurati i Profeti che predissero la venuta del Redentore, mentre lateralmente si vede l’ Arcangelo Gabriele nell’ atto di annunciare alla Vergine la nascita del Figlio di Dio. Attorno all’ abside, in cinque riquadri, sono riprodotti i momenti della Redenzione:

1.La cattura di Gesù e il bacio di Giuda.
2.La flagellazione.
3.La crocifissione ( al centro ).
4.La resurrezione del Salvatore.

Nel corso degli anni vi furono molti lavori di restauro, l’ ultimo dei quali in seguito al terremoto del 1985 dove la chiesa e la casa canonica rimasero seriamente danneggiate.

Nonostante ciò la chiesa di S. Panfilo è l’ unica che è stata conservata nelle sue forme architettoniche originali.


La chiesa conservata nelle sue forme architettoniche originali,, e non lo dico io,per la sua eleganza ed i notevoli affreschi può essere appellata come "la cappella sistina dell'Abruzzo.

Tornimparte è ovviamente ricco di paesaggi e folklore come si può rilevare dal ben organizzato sito della Pro loco